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Cristiani nella democrazia

da Spazio giovani, Edizione 23.09.2011

È in arrivo nei prossimi giorni il nuovo libro di Lorenzo Planzi (nella foto a lato), “Cristiani democratici nella storia europea”, edito da Armando Dadò, dal PPD Ticino e dal “Popolo e Libertà”. Dopo il successo del suo primo libro “Luigi Sturzo e il Cantone Ticino” (Dadò - L’Incontro), presentato nel Ticino nonché in Italia, il giovane storico di Minusio, che è collaboratore scientifico all’Università di Friburgo, amplia lo sguardo della sua ricerca alla storia svizzera ed europea. La sua nuova pubblicazione fresca di stampa raccoglie infatti venti biografie, accompagnate da numerose belle immagini, di statisti e pensatori, avvocati e giornalisti, preti e scrittori democratici cristiani nella storia dell’Europa e della Svizzera. Storie di uomini che, dalla seconda metà del XIX secolo ai nostri giorni, sono all’origine dell’esperienza politica del cristianesimo democratico. Alla ricerca, attraverso i loro scritti e attività, di una “terza via” percorribile tra liberalismo e socialismo, ovvero di un nuovo ideale in grado di promuovere la partecipazione dei cattolici alla vita pubblica.

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Giù le mani dalla nostra croce! Sostituire il simbolo della nostra bandiera? Una richiesta altamente ingiustificata

da Spazio giovani, Edizione 23.09.2011

Secondo Ivica Petrusic dell’associazione “Secondos Plus”, la croce svizzera non è più conforme alla nazione multiculturale d’oggi.

Nell’edizione del 19 settembre del quotidiano 20 Minuti, viene riportata una dichiarazione del vice-presidente di “Secondos” sul giornale “Der Sonntag” nella quale propone in nome dei migranti senza diritto di voto, di sostituire l’attuale vessillo con la vecchia bandiera tricolore elvetica del 1799, in quanto in Svizzera vivono 1.4 milioni di persone senza passaporto elvetico. Secondo l’Ufficio federale di Statistica nel 2010 la Confederazione Svizzera aveva una popolazione di 7'870’134 di abitanti, di cui 1'766’277 stranieri. A mio parere non è giustificabile che noi 6’103’857 di Svizzeri, dovremmo cambiare il simbolo che portiamo avanti dal lontano XV secolo, quando la bandiera era un drappo triangolare rosso con croce bianca che si estendeva fino ai bordi e veniva portata con fierezza da chi per la Svizzera ha combattuto davvero. Ritengo la richiesta ancor meno giustificabile se proviene da un’associazione che a questa bandiera dovrebbe essere grata per l’accoglienza e l’assistenza ricevuta.

Come giovane popolare democratico, sono certo che la Svizzera abbia bisogno di frontalieri e di stranieri per il proprio sviluppo e i numeri lo confermano. Negli ultimi vent’anni una crescita della popolazione straniera di 639'168 unità è stata la chiave per una notevole crescita del prodotto interno lordo elvetico: da 330 miliardi del 1990 ai 550 del 2010. Vorrei far notare però che questo scambio tra manodopera e accoglienza non dà diritto all’imposizione del cambiamento di un simbolo in cui crediamo. Suggerisco infine al signor Petrusic di imparare da rappresentanti competenti di altre associazioni straniere a investire il suo impegno e il suo tempo in tematiche ben più importanti per una serena convivenza tra svizzeri e stranieri. Che nessuno si disperi però, chi vuole cambiare bandiera ha tutta la libertà di farlo, cambiando nazione.

Mattia Pedetti, membro Ufficio esecutivo Generazione Giovani

Comunicare la nazionalità delle persone sotto inchiesta? Sbagliato legare l’attitudine a delinquere all’origine degli autori

da Spazio giovani, Edizione 23.09.2011

Sono passati ormai quasi sei mesi dalle elezioni cantonali: la legislatura comincia quindi a entrare nel suo vivo. Per ora, da “bocia” del Gran Consiglio, è difficile capire quali tendenze si stiano delineando. L’impressione, almeno nella mia ridotta esperienza di lavoro nelle Commissioni, è che quasi ogni deputato - fortunatamente - risponde soprattutto alla sua coscienza e meno a (eventuali) logiche di partito.

Capita talvolta che si creino degli schieramenti trasversali, che non necessariamente rispecchiano gli “assi” che la stampa cerca di tracciare tra le forze politiche presenti in Gran Consiglio. Devo poi dire che, almeno fino ad oggi, il clima di lavoro è molto piacevole, c’è una generale disponibilità ad ascoltare gli altri e a considerare con obiettività anche gli argomenti contrari alla propria tesi.

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Editoriale - 23 settembre 2011- Forza ragazzi!

Editoriale - 23 settembre 2011

Forza Ragazzi!

Generazione Giovani si presenta a questa campagna per il Nazionale con tre validi candidati: Simone Ghisla, giovane medico della Valle di Blenio e neo presidente di Generazione Giovani - Giorgio Fonio, sindacalista OCST che ha già fatto vedere di che pasta è fatto -  e Marco Romano, il nostro segretario cantonale e direttore del Popolo e Libertà che vanta un'esperienza politica consolidata visto anche il suo passato da collaboratore personale del già consigliere di Stato Luigi Pedrazzini. Giorgio, Marco e Simone rappresentano il volto nuovo della politica ticinese, una nuova generazione entusiasta di impegnarsi per la cosa pubblica e la società civile.

La giovane età non deve trarre in inganno e nemmeno far paura. Tutti e tre hanno alle spalle esperienze importanti in vari ambiti e hanno le capacità e le conoscenze per essere partecipi nella politica federale. Il PPD ad ottobre riconfermerà sicuramente i suoi due seggi al Consiglio nazionale che risultano però essere vacanti. È stato proprio questo scenario che ha indotto l’Ufficio Esecutivo di Generazione Giovani a non presentare una propria lista, contrariamente a quanto fatto nel 2007, ma ad insistere con successo perché sulla lista dei “grandi” ci potessero essere un certo numero di suoi candidati.

Diamo per scontata l’elezione di un/una rappresentante che di politica ne ha già masticata parecchia. Detto questo il 23 ottobre potrebbe essere la volta buona per osare e per sfatare un tabù, quello che vuole i giovani sì a Berna, ma come turisti e nulla più. Anche nel nostro Partito il primato giovanile lascia un po’ a desiderare. Il presidente nazionale Christophe Darbellay - attualmente 40enne - è il più giovane deputato popolare democratico.

Uniamo l’esperienza del politico di lungo corso alla spregiudicatezza e a quel pizzico di sana incoscienza tipicamente giovanile. Facciamo una scelta di coraggio, mandiamolo questo giovane a Berna!

Noi ci crediamo!

Nicolò Parente, vice-presidente GG

Più responsabilità negli organi decisionali degli enti parastatali

da Spazio giovani, Edizione 08.07.2011

Di recente il Gran Consiglio ha approvato una modifica della Legge sull’Azienda elettrica ticinese (AET) trattata in seno alla Commissione speciale energia. In generale, si può dire che per una buona parte di questo Gran Consiglio si trattava di un “déjà vu”. Infatti, analogamente a quanto avvenuto con la modifica della Legge sulla Banca Stato del Cantone Ticino, questo messaggio mirava ad esplicitare chiaramente la limitazione della garanzia dello Stato per gli impegni di società affiliate ad AET.

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